21 Luglio 2009 di al
Ieri mi hanno distrutto le cicalate. Mi hanno voluto dire, e senza che glielo avessi chiesto, perché nei giorni caldi d’estate le cicale fanno tutto quel casino incantevole, ipnotico. Sono decinaia e decinaia di migliaia di maschi che fanno a gara tra loro a chi frinisce meglio, finché le rare femmine non ne scelgono qualcuno più cantatore degli altri. Insomma, un’infinità di ometti che si sbracciano a più non posso tutto il giorno solo per forse accoppiarsi due secondi con una donnina purchessia, e poi amen. E io che pensavo fosse invece un canto corale dedicato ad Apollo, così per gioco dalle cicalae ludentes.
Oggi sono tornato al lavoro dopo un periodo di ferie. Il giorno è stato molto meno caldo di quelli di giugno, la città più vuota, le cicale ogni tanto hanno fatto una pausa. Stanchezza, rassegnazione o più pilu per tutti?
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3 Luglio 2009 di al
anzi diluvia
Cielo scarica a Terra
le sue tensioni elettriche, i suoi cumuli eccitati frementi
Terra, non si sottrae
morbida riceve l’accanirsi di Cielo
se ne prova piacere, non si sa
ma è calda, profuma, tenera, umida
la bacio
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16 Giugno 2009 di al
vado al mare quando posso, anche durante i giorni di lavoro. Torno a casa il pomeriggio, prendo i nani e gli asciugamani, e vado in spiaggia. Sulla strada i miraggi acquosi, sulla sabbia caldo ore e calore e corpi nudi rossi crudi, c’è tutta l’estate già tranne l’abbronzatura finita, c’è il dribbling tra le stuoie, la musica a palla degli stabilimenti, le ciabatte e il pareo, l’odore di creme, il carretto della grattachecca, i neri coi cd pirata. Uno mi riconosce. Ah sei tornato, è il primo giorno di mare? Smazzo i suoi cd, per 10 euri mi prendo ben harper jovanotti e pino daniele, bob dylan già ce l’ho, ciao grazie, jovanotti lo vuole una nipote straniera, poi lo sento a casa e qualcosa non è male, starò invecchiando? Di sicuro ho messo un paio di chili in più, vedo. Ma gli altri? Il peso medio aumenta di anno in anno, dove sono finiti i magri, le secche di una volta? Molti palestrati, molte dietizzate, poco asciutto naturale. Occhiali neri dappertutto sempre più grandi e neri, qualcuno in abbinamento col suv grande e nero. Gli stranieri si distinguono subito, eccetto me. Potrei essere uno straniero, io. Si riritona a casa, si cena, poi la notte stellata, le rane urlano domani un’altro giorno di lavoro e di mare, un’altra notte di rane
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15 Giugno 2009 di al
allontano l’arroganza pres/untuosa dei fotografi, e di un cameraman sovraeccitato, che per il solo fatto di manipolare gli strumenti della moltiplicazione dell’immagine pretendono di circolare a piacimento nella “mia” scuola, e riprendere chicchessia come comparse a buon mercato fin dentro i seggi, prima durante e dopo il passaggio del sindaco (più basso e chino di quello che appare nei media) & signora & scorta. Esercitando l’intero miserabile potere temporaneo al suon di “Questa è una sezione elettorale, non una scenografia da spot elettorale” mando affanculo i soldatini dell’informazione omologata, generosamente ricambiato. Il resto si svolge con la consueta civiltà, senza alcuna sorpresa nello svolgimento delle votazioni e nell’esito degli scrutini. Riconosco tra i voti, pur molto invecchiati, alcuni volti. Vengono molti vecchissimi, si direbbe più dei giovanissimi, il che non è incoraggiante-per-il-futuro-della-nostra-democrazia. Ma forse è solo la lentezza del loro procedere, che fa sembrare più numerosi gli anziani. Ad ogni modo nessuna pigna ne approfitta, le pigne in fondo sono tolleranti beneducate, e tutto, o quasi, fila liscio - verso il grande sonno del giorno dopo.
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12 Giugno 2009 di al
appare alla fine del lungo corridoio scolastico, un po’ in ritardo. Una sagoma magra, piccola ma ben proporzionata, scura e sorridente controluce, denti spiccano bianchi. Alessandra è la collega con cui dividerò la postazione, la trasmissione dei dati alla centrale elettorale, la ricezione dei fonogrammi, l’assistenza ai seggi, la noia, la pizza, il caffè, le chiacchiere col bidello e coi poliziotti, la traversata di Roma col lampeggiante azzurro, la consegna dei pacchi poco prima prima dell’alba, il cortocircuito finale. Il suo viso non mi è nuovo, e arriviamo a capire, subito, di esserci già visti, sfiorati un secolo fa. In fondo, ogni quartiere romano è un paesotto, gira e rigira ci si rivede sempre lì, dopo trenta quarant’anni, giù al bar o al seggio elettorale. Ha un sorriso bellissimo e non ebete. Le piace parlare quanto ascoltare. Meglio di così… Ricordiamo splendori e miserie degli anni fine ‘70 inizio ‘80. Persone, situazioni, scene di un teatro che ci vedeva attori, e ora spettatori. Ed ecco i fotografi, i cameramen. Perché tra poco arriverà il sindaco, a votare. Quello che, nell’anno in cui io uscivo col diploma in mano dalla stessa scuola, lui girava con in mano bastoni targati Fronte della Gioventù. Quello che, mano nella mano ora di sua moglie, con la figlia del repubblichino Rauti cresceva nell’odio e nella violenza neofascista, i buchi neri in cui venivano e vengono incanalati gli ormoni destrorsi degli ometti figli di papà di questo stupido quartiere.
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9 Giugno 2009 di al
mi spiace non essere andato nella profonda Umbria di cui al post precedente. Sabato, domenica e prime ore di lunedì ho invece lavorato alle elezioni europee come messo comunale (‘rappresentante del sindaco’, potrei dire più correttamente, ma non mi piace dirmi rappresentante di questo sindaco). Però, vuoi il tempo strano, vuoi la mia vecchia scuola media e certe persone che ho rivisto dopo tanti anni, un po’ di poesia s’è trovata pure lì, tra modelli da riempire, orari da rispettare, numeri da dare e poliziotti annoiati. Intanto, fanno meditare e alzare lo sguardo all’incerto cielo i due pini all’entrata della scuola, diventati bellissimi e altissimi: l’abbandonarsi naturale delle pigne in caduta libera -mi ha detto il bidello- è una meraviglia già segnalata all’attenzione di, di sicuro qualcosa si muoverà dopo il primo centro sulla testa di un figlio di papà. E poi, prima ancora di sentirsi stringere il cuore nell’atrio della scuola, inspiegabilmente rimpicciolito, direi raggrinzito dagli anni, l’atrio, il cuore, come dimenticare due palazzi vicini, due condomìni principeschi dove abitavano le splendide Corinna Occhiazzurri ed Elisabetta Verdilocchi, i miei due primi non amori? Chi innaffierà ora le primule e i gerani di quei balconi, che tanta dolcezza custodivano, promettevano e alfine ahimé negarono? Lunedì notte, portandomi al centro raccolta schede elettorali, un vigile -avendomi riconosciuto: abitava anche lui dalle parti della s(cu)òla - me lo avrebbe detto. Nulla di memorabile, ma fa piacere, in fondo, trentacinque/00 primavere dopo, apprendere con gli interessi dettagli di questo e quella. Nomi, volti, corpi e caratteri che allora erano così speciali, e ora sono diventati così normali, da quel che sento. C’è poesia in questo, seppure al contrario, a ritroso. Anche in quelli che hanno sgomitato o galleggiato di più, ottenuto visibilità maggiore. Come l’ex paraculo copione dei compiti in classe (non i miei) ora speaker del tiggì, o l’allenatore isterico della squadra di pallavolo, ora assessore. Incontro Cino, il fratello della principessa Betta: ci riconosciamo subito. Lui stempiato, brizzolato e ingrossato, la foto precisa di suo padre alla sua (nostra!) età, come ancora lo ricordo. E stesso mestiere, architetto. Sembravano così diversi, padre e figlio. Si sono trasferiti e dispersi, lasciando il castello a fianco della scuola. Eppure sembra ieri che giocavamo a pallone contro il loro cancello, porca misieria.
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6 Giugno 2009 di al
sabato 6 giugno alle ore 17, presso l’agriturismo Galgata in località Belvedere di Gubbio, l’iniziativa “Ri…Galgata – Incontro d’Arte all’Aperto”.
Per la decima volta, artisti stranieri e italiani si incontrano. Questo evento consente uno scambio di idee ed una collaborazione tra diverse arti ed espressioni artistiche in un ambito naturale. Come filo conduttore prevale l’idea uomo-natura, cicli naurali, rinascimenti, ricreazioni… Gli artisti presenti saranno: Toni Bellucci, Andrea Brugnera, Gabriele Cesaretti, Maurizio Cesarini, Francesco Capponi , Claudia Fofi, Ignazio Frontino, Benedetta Galli, Eva Hausegger, Manuele Carrion Hurtado, Agata Kwiatkowska, Emilio Leonardi, Giacomo Lepore, Claudia Lueke, Maurizio Maggi, Francesca Manfredi, Igor Martinelli, William Petit, Ruebe, Parisella Santificetur, Sara Sposini, Luciano Tittarelli, Mr Ravindra Verma. Dopo l’apertura il programma prevede alle ore 18 Music performance, alle 21 teatro e alle ore 22 Music event. Per informazioni: tel/fax 075 920316; e-mail: galgata@galgata.net ; www.galgata.net
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4 Giugno 2009 di al
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c’è silenzio e silenzio. Si sa, ci sono tanti tipi di silenzi. Il silenzio della sconosciuta, diverso da quello della moglie. Il silenzio del giorno senza vento, diverso da quello della notte senza vento. Il silenzio della discesa, della contentezza, diverso dal silenzio della salita. Il silenzio del vivo, diverso da quello del morto. Un’infezione subdola, un batterio silenzioso ha ucciso la vitella. L’avevamo fatta sopravvivere, appena nata, col latte in polvere, fino a svezzarla e a riportarla nel branco. Che, zitto, si è allontanato tre giorni fa, dopo due mesi di convivenza silenziosa, forse felice, lasciandola lì per terra. Gli occhi semiaperti, o chiusi, è stata tre giorni e due notti sotto flebo, distesa in silenzio, paralizzata alle gambe. Poi un tremito, e un silenzio pesante, rigido, duro, rapido è uscito da lei.
…
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1 Giugno 2009 di al
la vespa 160 cc del 1964, sostituito il filo della frizione, sotto gran fumi di miscela invecchiata più di un whisky scozzese, ha ricominciato a cantare. Con quella sua voce da chioccia che pare incisa in vinile graffiato, amplificata dal giradischi mono, prrrooo-co-coo-co-co-co-cocoo-co-cocco-pro. E canta anche il pulcino: il cicalino del clacson, quel gracchietto stridente che fa morire dal ridere, dunque il modo migliore per scongiurare stragi. La ruggine, le gomme screpolate, la sella strappata, la vernice stinta, la decrepitezza generale. Ma la prima va, e la seconda, e la terza e la quarta. In salita riprende benone. In discesa, che te lo dico a fa’, il freno motore è un vero signore. Piove oggi e fa vento, un gran vento fresco. E lei, gagliarda contro. Niente casco, no. Non è possibile, sarebbe come indossare il cappello invitati a casa di una signora che disapproverebbe anche senza darlo a vedere, educata e gentile. Ci si accomoda sulla poltrona, si ingrana la conversazione, e così seduti, comodamente, si prende il via, apprezzando le curve e i rettilinei, le pause del discorso, le accelerazioni logiche, col piacere di divagare, cogliendo particolari laterali, nessunissima fretta di finire. Donne così, mi spiace per voi ragazzi, non se ne fanno più.
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31 Maggio 2009 di al
che c’è di meglio, a fine maggio, di fare un tuffo nel mare. Volare braccia e gambe e fiato fino, nel cielo liquido verdeblù, a mezz’aria tra il rumore fuori e il silenzio dentro. Il vento su e la sabbia giù. Il mio personale camel trophy 2009, unico concorrente, già vincitore e già perdente, appena iniziato. E poi, stanco lasciarsi asciugare il sale al sole, a maggio ancora non è torrido, non tutto è giallo e secco, c’è verde, fresco la sera, la prima vera profumata, niente cicale, rane rane raneranerane nella notte neraneranera. Ma limpida piena di stelle.
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